VISITA A CAVEZZO ( MO ) AD UN ANNO DAL TERREMOTO

Ad un anno esatto dal terribile terremoto che ha sconvolto l’Emilia mi sono recato a Cavezzo (Mo) uno dei paesi più colpiti dal sisma, per rendermi conto della situazione post terremoto e per sentire le esigenze dell’ente a cui pensiamo di destinare i fondi raccolti dalla Famiglia Modenese e degli Estensi residenti a Roma.
Con ancora in testa le immagini tragiche di un anno fa ero molto curioso di rivedere di persona quei luoghi a me cari e che non vedevo da diversi anni. Presa la strada provinciale Mirandolese, supero Bastiglia, Sorbara e solamente verso San Prospero incomincio a vedere qualche segno del terremoto, qualche casa ancora da restaurare o abbandonata, qualche spiazzo vuoto lasciato dalla rimozione di macerie, perlopiù di vecchie case coloniche.
Sono arrivato a Cavezzo nel primo pomeriggio di una assolata giornata di giugno. Il paese era semideserto, silenzioso , in un’ atmosfera quasi irreale. Ad attendermi c’era il responsabile locale della Protezione Civile che avevo conosciuto a Roma in occasione della Mostra Magnitudo Emilia. Lo trovo molto affaticato e nell’ora scarsa che può dedicarmi tra i molti impegni che ha, con parole e fatti, mi riporta immediatamente nella drammatica realtà del post terremoto. Mi accompagna in un rapido tour nelle zone che hanno subito i maggiori danni, prima nell’immediata periferia, via di Mezzo, Disvetro, Villa Motta, nomi sconosciuti diventati tristemente famosi nelle cronache di quei giorni. Poi la zona industriale con capannoni crollati e abbandonati dove c’è stata pure qualche vittima, poi ancora in qualche strada del paese particolarmente colpita ed infine il centro, nella “zona rossa,” dove c’è una piazza con la chiesa distrutta delimitata da diversi edifici pericolanti, tutti ancora da demolire. Ho visto zone rase al suolo dove prima c’erano palazzi, ora sembrano piazze deserte o buchi vuoti.
Osservando quei luoghi non si può fare a meno di notare l’imprevedibilità del terremoto, quel suo apparentemete illogico modo di colpire a caso, una casa sì ed una no, una via sì ed una no, producendo morti e rovine che, una volta rimosse, lasciano dei vuoti silenziosi a futura memoria. C’ è del mistero in tutto ciò e l’uomo, che in situazione normale, spesso si crede potente, forte, dominatore, improvvisamente si scopre piccolo ed impotente davanti a tanta sconvolgente energia. Ma non si arrende, prende coscienza di sé, riscopre la solidarietà, l’altruismo e quei valori che spesso dimentica, tutto preso da altre imprese quotidiane che giudica essere più reali, più concrete e che hanno prodotto il mondo in cui viviamo. Cavezzo ne è l’ennesima riprova.
Com’è Cavezzo dopo un anno dal terremoto? E’ stato fatto tanto. Nei primi mesi circa 4.000 volontari giunti da più parti hanno rimosso le macerie, messo in sicurezza edifici pericolanti, transennato quelli a rischio di crolli, creato alloggi d’emergenza e fatto tutto il lavoro più urgente e necessario con un organizzazione efficiente e puntuale. E’ stato creato un polo scolastico per consentire la normale ripresa degli studi. Quasi tutti gli abitanti sono rientrati nelle loro case sebbene alcune abitazioni necessitino tuttora di ristrutturazione. L’attività lavorativa è ripresa con coraggio e volontà di fare ma gli imprenditori sono con l’acqua alla gola perché, oltre alla crisi che già pesava come in tutta l’Italia, il terremoto ha creato danni strutturali e bloccato le attività e l’occupazione. Sono disposti ad assumere altri sacrifici ma chiedono di potere essere messi nelle condizioni di ripartire. Significativa al riguardo la foto pubblicato sul nostro sito, giusto un anno dopo!
Insomma anche di fronte a grandi catastrofi, terremoti, tsunami e via dicendo, la storia si ripete. Dopo i primi mesi di grande fragore e dolore la memoria si perde pian piano e tutto scorre come prima. Lo sapevamo già e per questo
decidemmo, noi della Famiglia Modenese e degli Estensi residenti a Roma, di impegnarci per un anno intero organizzando eventi per ricordare il terremoto dell’Emilia e raccogliere qualche offerta da destinare a chi è in stato di necessità.
A questo proposito, nella visita a Cavezzo, ho visitato la Casa Protetta Villa Rosati di Cavezzo che ospita persone anziane in condizione di non autosufficienza per i quali non sia possibile il mantenimento nel proprio ambiente familiare.
Ci è stata richiesta la fornitura di letti particolari per i quali stiamo richiedendo preventivi. Entro la fine di settembre o primi di ottobre saremo in grado di fare la donazione con una piccola cerimonia ufficiale.
Galliano Morini

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