In ricordo di Giovanni Buffagni

A più di un anno dalla scomparsa, sento il piacere di ricordare questo nostro caro socio di cui sento molto la mancanza. Da alcuni anni era non era in grado di partecipare agli incontri organizzati dalla Famiglia Modenese perché aveva problemi a spostarsi in carrozzina. Però voleva essere informato e ci sentivamo spesso per telefono. Un giorno mi misi d’accordo con sua moglie Doris ed andai a trovarlo a casa insieme a mia madre.
Ci accolsero con grande familiarità e semplicità, parlavamo lo stesso dialetto ed anche quando si passava all’italiano la cadenza modenese la faceva da padrona anche se da tanti anni viviamo a Roma. Insomma ci sentimmo subito a casa e si parlò di tanti ricordi. Soprattutto de i suoi e di mia madre perché è nata nelle vicinanze di San Cesario ed entrambi hanno trascorso lì l’infanzia trasferendosi poi a Sassuolo.
La vita di Giovanni, per tutti “ il comandante “, è stata molto movimentata ed interessante. Mi raccontò che fin da piccolissimo era attratto dal volo, dagli aerei tanto che i primi suoi giocattoli erano aerei di cartone. Trasferito a Sassuolo mi disse che durante la guerra, mentre tutti cercavano rifugio per le bombe,” mé a saliva sovra al campànaun par vader i aroplan piò d’avzein”. Niente paura, dunque ma un solo obiettivo in testa: diventare pilota. E dire che era nato in campagna, dove non c’erano esempi da seguire, da imitare, neanche a Sassuolo che io sappia.
Questo è uno dei misteri che mi fa pensare. C’è una parte di noi che è legata alla terra, alle tradizioni, familiari e locali ma c’è qualcos’altro che ci spinge molto oltre, una voce interiore che ci dice “ vai ! la tua vita la devi costruire altrove“. E’ un richiamo che viene dal nostro sentire e che ci fa fare cose fuori dal comune.
Giovanni, ha sentito questo ed ha realizzato il suo sogno. E’ diventato un pilota, prima militare e poi civile. Come si legge anche dalle notizie riportate sui giornali, ha fatto parte delle Frecce Tricolori ed è stato uno dei primi piloti italiani ad esercitarsi sui reattori post bellici nelle basi Nato in America dove visse due anni. Passato da pilota civile in Alitalia , ha trascorso una vita nei cieli facendo la spola tra l’Italia ed ogni parte del mondo alla guida dei più sofisticati tipi di aereo. La sua carriera è stata davvero brillante e per certi versi unica. Basti ricordare due aspetti molto singolari: è stato il volto pubblicitario dell’Alitalia sui manifesti e giornali di tutto il mondo ed inoltre è stato comandante designato al servizio del Presidente della Repubblica e del Papa.
Io l’ho conosciuto solamente da ex, a carriera conclusa. Nonostante i suoi trascorsi prestigiosi, mi ha colpito la sua semplicità, la sua umiltà e il suo sorriso contagioso che trasmetteva serenità. Era piacevole sentirlo parlare perché raccontava sempre cose divertenti ed anche originali. Stranamente non mi parlava della sua carriera ma degli aspetti della giovinezza o di certe ragazzate con gli amici. Proprio come accade a molti anziani che non ricordano quello che hanno fatto ieri ma si ricordano benissimo tutti i fatti o personaggi di quando erano bambini, forse perché, dopo tanti anni in giro per il mondo, si ha voglia di tornare alle origini per chiudere il cerchio.
Uno dei racconti sentiti direttamente da lui è stato quello che ho raccontato prima, in dialetto, quando durante i bombardamenti a Sassuolo, andava sul campanile della chiesa per vedere gli aerei più da vicino. Lo diceva con l’allegria di un ragazzino con quegli occhi azzurri proprio come il cielo; l’azzurro l’aveva dentro e probabilmente l’ha sempre protetto.
Le ragazzate erano quelle che combinava con i suoi coetanei di San Cesario e dintorni. Allora bastava davvero poco per divertirsi e la fantasia e l’ingegno si manifestavano attraverso scherzi bellamente architettati, originali, spesso improntati alla sorpresa. Anche i soprannomi, spesso assai buffi, venivano assegnati ad arte e diventavano una credenziale del soggetto. E come si divertiva Giovanni a ricordare quei suoi compagni di gioventù!!
Mi raccontò anche che fu compagno di classe di Camillo Ruini quando frequentava il liceo a Modena. Già allora Camillo si distingueva nello studio, era il più bravo della classe, il più “secchione” Quando un professore cercava un volontario da interrogare tutti erano pronti a suggerire, Ruini!!
Il caso ha voluto che entrambi si ritrovassero a Roma al culmine di brillantissime carriere: Giovanni Buffagni come già detto e Camillo Riuni diventato Sua Eminenza Cardinale Camillo Ruini, Presidente della presidente Conferenza Episcopale Italiana (1991-2007), vicario generale emerito di Sua Santità per la Città di Roma e tutt’ oggi sulla cresta dell’onda. Si sentivano con una certa continuità, con rispetto ma anche con semplicità ed amicizia.
Giovanni era solito ritornare ogni anno a Sassuolo e San Cesario. Prima delle vacanze dell’anno scorso avevamo deciso di andare nello stesso periodo. Io gli parlavo spesso delle nostre eccellenze modenesi nel campo della ceramica, dei motori e dei salumi. Come presidente dell’associazione dei modenesi a Roma, ci tenevo a fare una visita presso i più famosi salumifici di Castelnuovo Rangone, Montale e dintorni dove Giovanni fu perfino socio fondatore dell’Ordine dei Maestri Salumieri Modenesi. Mi sarebbe piaciuto raccogliere una documentazione storica e per adattarla e farne uso per il nostro sito. Purtroppo Giovanni è volato via troppo presto, il suo aereo non poteva aspettare. Ciao

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